Bulgaria
Sara Pisoni
il
09/26/2019
10 giorni alla scoperta di uno dei paesi più affascinanti d’Europa
Itinerario – Agosto 2012
Giorno 1 – da Belluno al monastero di Ravanica
Ormai conosciamo la strada verso Est, ma ancora dobbiamo scoprire molto di una parte d’Europa che fino a qualche anno prima conoscevamo solo sulla mappa. Quest’estate andiamo alla scoperta della Bulgaria, ancora una volta senza alcuna aspettativa ma con grande interesse ed entusiasmo per quello che scopriremo. Il viaggio è lungo e il primo giorno lo trascorriamo al volante attraversando Slovenia, Croazia e gran parte della Serbia, pernottando in un paesino vicino al monastero di Ravanica, che immancabilmente abbiamo visitato. Ci siamo aggregati ad una comitiva di Bergamaschi, unici turisti nella zona a parte noi – sono rimasti un po’ interdetti quando ci siamo avvicinati e li abbiamo salutati in italiano, ma un “ciao” fa subito casa.
Giorno 2 – dal monastero di Ravanica a Sofia
La parte dura del viaggio è passata e adesso non facciamo altro che goderci il panorama del tutto nuovo che ci si presenta davanti mentre raggiungiamo la capitale bulgara. Dalle gole fra le montagne della Serbia alle colline brulle da cui si intravede la periferia della città in poco meno di tre ore: arriviamo a Sofia in tarda mattinata e troviamo subito un hotel molto confortevole in pieno centro. Come da nostra ricerca, in Bulgaria i prezzi sono abbordabili anche per studenti come noi (N.B. probabilmente perché al tempo non c’era ancora l’Euro, ma i Lev): si prospetta una vacanza memorabile.
Sofia è una città dinamica e al contempo tranquilla, piuttosto facile da girare. La prima visita è alla cattedrale di San Alexander Nevski, riconoscibile per le sue cupole dorate e di rame ossidato, proseguendo poi per la chiesa russa di san Nikola. Lì incontriamo una ragazza Francese, M., in Bulgaria per uno stage di architettura che sarebbe cominciato di lì a pochi giorni, e decidiamo di proseguire la nostra avventura alla scoperta della capitale insieme. Passiamo per la moschea Banya-Bashi e per il palazzo dei bagni termali, e poi ancora a zonzo per parchi e vie della città alla ricerca di monumenti e punti di interesse. Ci fermiamo solo a tarda sera, esausti, per mangiare qualcosa assieme e salutarci prima di ripartire ognuno per il proprio itinerario.
Giorno 3 – da Sofia a Devin
Il monastero di Rila (vedi immagine di copertina) è una tappa obbligata per chi visita Sofia e ha la possibilità di fare una gita fuori porta. Passiamo fra campi di girasoli e campi di frumento, e cominciamo a salire verso le colline verdeggianti lungo le file di arnie fino ad arrivare al monastero.
Rimaniamo a bocca aperta: un complesso enorme e completamente decorato che ospita fino a 300 monaci in una comunità auto-sussistente in cui vengono allevati animali, coltivate piante, prodotti latte miele e derivati, il tutto il perfetta armonia.
Le celle dei monaci sono disposte su tre piani lungo il muro di cinta e il monastero è nella parte centrale. Oltre ai motivi bianchi rossi e neri della facciata principale, sotto le arcate il monastero è completamente affrescato con immagini di santi e contiene numerose icone e una impressionante iconostasi intagliata nel legno.
Proseguiamo la nostra giornata a Melnik, villaggio famoso per la produzione di vino – si dice infatti che ogni seminterrato di ogni casa ospita una cantina vinicola -, per le zucche decorative e per le piramidi di sabbia caratteristiche dell’ambiente circostante. Nei pressi di Melnik visitiamo il monastero di Rozhen, uno dei luoghi più pacifici e catartici in cui abbiamo mai messo piede.
Per dormire decidiamo di spostarci a sud, verso il confine con la Grecia, fra le montagne sacre agli dei. Quando arriviamo a Devin, scopriamo che c’è una manifestazione storica in corso e che tutti gli alloggi della zona sono al completo. Per di più il paese è l’ultimo della strada, per cui dobbiamo tornare necessariamente indietro, ed è quasi il tramonto. Per fortuna non ci facciamo scoraggiare, e ci fermiamo in un baracchino a chiedere informazioni con gesti e disegni su carta e riusciamo a farci capire. Il proprietario ci da indicazioni per un villaggio inerpicato fra le montagne in cui incontreremo suo cugino, che ha sempre una stanza vuota a casa. R., il cugino, e sua moglie M., ci danno il benvenuto e ci accolgono nella loro casa, offrendoci una cena di tutto rispetto. Abbiamo passato la sera a “chiacchierare” e a condividere informazioni sul nostro viaggio e sulla loro vita in questo paese dimenticato da Dio, Un fuori programma davvero ben riuscito.
Giorno 4 – da Devin a Nova Zagora
Dopo aver salutato R. e M., siamo tornati a Devin, intenzionati a visitare la famosa grotta di Orfeo ed Euridice. Per assicurarci il posto nel tour guidato arriviamo all’alba a prendere i biglietti, e approfittiamo del tempo di attesa per provare l’ebbrezza di una discesa nel canyon del diavolo con fune e carrucola – giusto per prendere una boccata d’aria e svegliarci un po’.
Il tour è molto interessante grazie alla guida, che ci racconta del legame fra la mitologia greca e questo posto affascinante e di come gli abitanti della zona si siano sempre rapportati alla caverna. Per uscire, scaliamo un tratto di roccia a fianco di una cascata sotterranea molto imponente, che brivido!
Ci rimettiamo al volante in direzione Plovdiv, antica capitale della Tracia costruita su sette colli (vi dice niente?). Oltre a essere la seconda città della Bulgaria, Plovdiv è anche uno dei centri di maggior interesse storico ed artistico della nazione, dal momento che preserva integralmente tutti gli edifici del rinascimento bulgaro e innumerevoli reperti di epoca romana, fra cui anche un teatro.
Perdiamo tutto il pomeriggio a perderci nei vicoli e nei parchi affascinanti di questa città, anche se ne usciamo decisamente esausti per via della canicola di agosto.
Per avvantaggiarci sul giorno successivo, avanziamo ancora un po’ verso Est percorrendo l’ultimo tratto della valle delle rose (purtroppo in questa stagione non si vede nemmeno un fiore) e ci fermiamo a dormire a Nova Zagora.
Giorni 5 e 6 – Sozopol
Essendo estate, c’è tanta voglia di mare. Nova Zagora è a un passo dal Mar Nero e nel giro di poco raggiungiamo la splendida località di Sozopol e piantiamo la tenda. L’acqua è cristallina e l’atmosfera è così rilassante che decidiamo senza indugio di fermarci per due giorni e goderci la vita da spiaggia. La sera esploriamo la cittadina, godendoci la musica dal vivo e lo street food, gustando un kebab davvero delizioso. Il giorno seguente decidiamo di spostarci a Sinemorets, un villaggio verso il confine con la Turchia, sempre per una giornata di mare. Qui la natura è più selvaggia e c’è decisamente meno turismo che a Sozopol: cavalli liberi pascolano sulle colline a ridosso della lunga lingua di sabbia chiara che da un lato si affaccia sul mare e dall’altro su una riserva naturalistica. Ci sono i cartelli di pericolo coccodrilli dopo le 18.00, sarà vero? Vero o non vero, sono stati due giorni all’insegna del relax, impagabili.
Giorno 7 – da Sozopol a cape Kaliakra
Proseguiamo la nostra visita lungo la costa occidentale del Mar Morto: visitiamo la città di Varna che, oltre a meta turistica per la bella spiaggia e la lunga serie di alberghi lungomare, è anche una cittadina interessante dal punto di vista storico e architettonico. Nei pressi di Varna c’è il monastero di Alhadza, famoso per essere stato scavato a mani nude nella montagna di tufo da un gruppo di monaci. Avvicinandosi alla parete rocciosa non sembra neanche di essere nei pressi di un monastero, si vedono solo delle aperture di tanto in tanto che potrebbero essere di origine naturale, invece nascondono una stradina percorribile a piedi per accedere al monastero nascosto all’interno della montagna. Nonostante il tufo sia un materiale altamente deteriorabile, nel monastero sono conservati degli affreschi originali, vale davvero una visita.
Procediamo in direzione nord verso cape Kaliakra, fermandoci a fare un tuffo nella rinomata località balneare di Golden Sand, una specie di Ibiza del Mar Morto: alberghi a non finire, cocktail bar sulla spiaggia e musica a tutto volume. L’acqua però è la fine del mondo e ci divertiamo a cavalcare le onde.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo cape Kaliakra: passeggiando verso la punta del promontorio ci sono dei resti di architettura romana, con archi di pietra che danno a strapiombo sul mare. Le scogliere rosse in contrasto con il blu profondo offrono un panorama strepitoso e ci accompagnano faro e oltre, fino alla chiesetta greco-ortodossa che guarda l’intera baia all’orizzonte. Un luogo davvero romantico, soprattutto alle luci del tramonto.
Giorno 8 – da cape Kaliakra a Veliko Tarnovo
Sveglia presto e colazione, poi ci mettiamo subito in marcia verso ovest. Nel primo pomeriggio arriviamo a Veliko Tarnovo, un’affascinante cittadina di montagna costruita sulle sponde del fiume Jantra. Veliko Tarnovo è famosa per la fortezza di Tsarevets, che sovrasta la città vecchia dall’alto della collina e la protegge con le sue lunghe mura, e per il gelato turco al pistacchio (da gustare rigorosamente seduti in uno dei terrazzini che danno sul canyon del fiume). Le abitazioni del centro ricordano le case a graticcio, con un tocco ellenico dato dalle pergole rigogliose. Un altro punto di interesse nella zona è il monastero della trasfigurazione. Purtroppo noi siamo arrivati tardi e il cancello del giardino di accesso era ormai chiuso, ma da quello che abbiamo potuto osservare da distante merita una fermata.
Giorno 9 – da Veliko Tarnovo a Belogradchik
Siamo già sulla via del ritorno, ma la Bulgaria ha ancora qualche asso nella manica per stupirci. Ripartiamo di buon’ora verso ovest, e ci fermiamo lungo la strada per visitare le grotte Devetashka. Non fatevi abbattere dalla strada dissestata e dalla difficoltà di trovare l’ingresso, quello che vi aspetta è un luogo fantastico che difficilmente avrete già avuto modo di vedere nella vita. Il percorso porta all’interno della grotta passando sotto archi di roccia con aperture naturali, da cui scendono rigogliose piante rampicanti. All’interno vi è anche un piccolo corso d’acqua il cui rumore viene amplificato dalle cavità nella roccia e accompagna i versi dei numerosi pipistrelli che vi abitano. Arrivati al fondo della grotta, si possono vedere i resti di un accampamento risalente a chissà che epoca. Questo posto è uno spettacolo della natura, letteralmente.
Ma non è ancora finita per oggi, quindi continuiamo verso Belogradchik. Belogradchik è un piccolo villaggio con una fortezza storica. Il punto forte però è il contesto in cui è immersa la fortezza, un vero e proprio parco di roccia con piramidi alte fino a 200 metri che si estendono qua e là nella foresta circostante a dismisura. Il panorama dalla cima delle piramidi a ridosso della fortezza è mozzafiato!
Giorno 10 – ritorno a casa
E’ giunto il momento di tornare a casa, dopo aver esplorato in lungo e in largo un paese che ha davvero saputo sorprenderci con tutte le sue peculiarità artistiche e naturali. Prima di rientrare davvero però ci fermiamo a visitare le grotte Magura, nei pressi di Belogradchik. La visita è guidata e ci porta in profondità fra stalattiti, stalagmiti e reperti archeologici. Il punto forte sarebbe dovuto essere le pitture rupestri, che dicono essersi conservate molto bene in queste grotte. Dicono, perché noi proprio non le abbiamo viste. Peccato, ma a distoglierci dalla delusione ci sono campi e campi di girasoli che ci accompagnano verso la via di casa.
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